Sono un fotografo e lavoro con le immagini da molti anni.
La mia formazione e una lunga esperienza nel teatro hanno inciso profondamente sul mio modo di guardare.
L’attesa nel buio della sala, il silenzio prima che qualcosa accada, il tempo sospeso che precede l’azione: sono stati per me un primo, fondamentale apprendistato allo sguardo.
Negli anni trascorsi in camera oscura ho ritrovato quello stesso tempo lento.
Questo modo di stare nelle immagini si è poi spostato naturalmente all’aperto.
In natura, l’attesa prima di uno scatto non è diversa dall’attesa in teatro o in camera oscura: è uno stare presenti, in silenzio, lasciando che le cose si mostrino senza forzarle.
L’esperienza come guida ambientale escursionistica ha reso questo passaggio ancora più chiaro, portando il mio lavoro dentro il tempo del camminare e della relazione diretta con i luoghi.
Gran parte della mia ricerca nasce oggi in contesti naturali e si concentra sui margini: piante spontanee, luoghi secondari, elementi che esistono fuori dal centro dell’attenzione.
La fotografia, per me, non è uno strumento di documentazione, ma una pratica di presenza.
Un modo per abitare il tempo, affinare lo sguardo e restare in ascolto.
Accanto al lavoro fotografico, progetto esperienze e collaborazioni legate alla natura, come percorsi di osservazione e relazione, costruiti con misura e continuità.
Lavoro con un numero limitato di persone e realtà, scegliendo contesti in cui il silenzio, il tempo e la cura siano parte integrante del processo.
Non tutte le collaborazioni sono adatte.
Quando lo sono, funzionano a lungo.