Sono fotografo e interprete del paesaggio, con oltre trent’anni di ricerca.
La mia ricerca abita il paesaggio e la materia, nutrendosi di una pratica che ho scelto di chiamare L’arte perduta del guardare.
Tutto è iniziato nella penombra della camera oscura: lì ho incontrato per la prima volta una qualità del tempo diversa, un ritmo lento e necessario che ha segnato profondamente il mio modo di stare al mondo. Questa attesa ha trovato poi un seguito naturale nel teatro.
Per quasi quindici anni ho lavorato come fotografo ufficiale del Teatro Comunale di Bologna, ed ho fatto del buio della sala la mia seconda casa. Il silenzio che precede l’accadere e la sospensione prima di ogni gesto sono stati il mio vero apprendistato: un esercizio di pazienza e di ascolto. Spesso fotografavo con l’orecchio!
Oggi questo modo di sentire si è spostato all’aperto. In natura l’atto di guardare richiede la stessa presenza, una misura fatta di rispetto e di attesa. La mia formazione e esperienza come guida ambientale escursionistica ha reso questo passaggio un approdo naturale, portando il mio lavoro nel tempo del camminare e della relazione profonda con ciò che ci circonda.
La mia ricerca oggi si concentra sui margini: le piante spontanee, i luoghi secondari, quegli elementi discreti che vivono fuori dalla scena del visibile.
Per me la fotografia non è documentazione, ma una pratica di vita: un modo per abitare il tempo e prendermi cura della qualità della visione. Scelgo di lavorare con poche persone e realtà, privilegiando contesti in cui il silenzio, il tempo e la dedizione siano valori condivisi.
Le collaborazioni più fertili sono quelle che hanno il coraggio di svilupparsi con calma.
Accanto al lavoro fotografico, progetto
esperienze su misura per piccoli gruppi, costruiti sulla continuità e sul valore dell’esperienza vissuta insieme.